Scrivo a te
che solchi il mio cuore
e con squallide ciurme
arrembi i miei giorni,
trascinando nel fondo
le ore migliori
e tenendomi ancora
nella tua nera prigione.
Scrivo a te
o bianco destriero
che rendi più cieco
un occhio sincero,
e bruci più forte
un libro sgualcito,
dove scrivo da sempre
il mio inutile canto.




