Mia cara Élet,
amazzone coraggiosa,
temo che tu abbia
combattuto inutilmente
le tue battaglie,
ed il tuo sguardo mi dice
che tu sia giunta
alla stessa conclusione.
Le trincee dove hai trascorso
i tuoi inverni sono meno
profonde ed anguste
delle gole dell’anima,
ed il mare di sangue
che vi hai visto scorrere,
meno abbondante del veleno
che, come un fiume in piena,
solca i cuori in fiamme.
Tante bandiere e cori a più voci,
ma in fondo una sola aria
ed un’ unica nota: vendetta.
Un canto feroce ed implacabile,
incurante di spezzare vite,
sfregiare esistenze e porre
il lutto a pietra miliare.
Mia cara Élet,
potessi tornare indietro,
rivederti con la tua armatura proba
e lucente, caricarti sulle spalle
e portarti lontano
dall’ inutile mischia.
Mia cara Élet,
ho dentro la speranza,
che tu possa ascoltarmi,
saltare fuori da quella
fossa buia e raggiungermi.
Potremmo ritrovarci,
per l’ultima danza,
le mani vuote
ed il cuore a pezzi,
ma finalmente liberi
da tanto fango.

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