Dei campi dell’est

la ruvida terra

ho spesso ingoiato

e nel gelido ferro

ho sempre guardato

la mia anima incerta.

 

Al blu sulla guerra

ho chiesto perché

di splendidi sogni,

che brucian le ore

e quasi infinite

rendon le notti.

 

Al mare orientale

ho teso la mente

e aperto le mani,

ma immense distese

lo spingono via

come fosse cristallo.

 

Al saluto finale

ho ancora fiutato

il canto di guerra

di potenti sarisse,

a terra piantate e

dal vento percosse.

 

Un immane disegno

è sopra di me

e spinge i miei passi

verso rossi torrenti,

annunci divini

che l’impeto scorta.

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